Ricerca con intelligenza artificiale: come sta cambiando il web

Per anni cercare informazioni online ha significato seguire uno schema piuttosto semplice: aprire Google, digitare alcune parole chiave, scorrere i risultati e visitare uno o più siti fino a trovare ciò che si stava cercando.

Oggi questo comportamento sta cambiando. L’intelligenza artificiale sta trasformando non soltanto gli strumenti che utilizziamo per cercare informazioni, ma anche il modo in cui formuliamo le domande e ci aspettiamo di ricevere una risposta.

La ricerca tradizionale basata sulle keyword non è scomparsa. Al suo fianco, però, stanno crescendo nuove modalità di ricerca con intelligenza artificiale: Google integra funzionalità come Google AI Overview e Google AI Mode, mentre strumenti come ChatGPT, Gemini e Perplexity AI vengono utilizzati anche per cercare, confrontare e approfondire informazioni.

Stiamo quindi assistendo a un passaggio progressivo dalla ricerca tradizionale alla ricerca con AI, fino alla ricerca conversazionale e generativa. Una trasformazione importante non solo per gli utenti: se cambia il modo in cui le persone cercano, cambia inevitabilmente anche il modo in cui aziende e brand devono costruire la propria visibilità online.

Dalle parole chiave alle domande: come cambia la ricerca online

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il modo in cui formuliamo le nostre ricerche.

Nel modello tradizionale siamo abituati a condensare un’esigenza in poche parole chiave. Un utente interessato a scegliere un software gestionale, ad esempio, potrebbe cercare “miglior software gestionale PMI” oppure “software custom milano”.

Con la ricerca AI e gli strumenti conversazionali possiamo invece formulare richieste molto più articolate e vicine al linguaggio naturale, ad esempio:

“Quale tipo di software gestionale è più adatto a una PMI di 30 dipendenti che deve gestire clienti, documenti e attività commerciali?”

La ricerca può poi continuare con altre domande, senza necessariamente ripartire da zero:

  • “Quali sono le caratteristiche più importanti da valutare?”
  • “Meglio una soluzione standard o un software personalizzato?”
  • “Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due soluzioni?”

Non si tratta semplicemente di utilizzare più parole. L’utente può fornire contesto, esigenze, vincoli e obiettivi all’interno della stessa richiesta e perfezionare progressivamente la ricerca.

La keyword, quindi, non scompare: diventa parte di un’interazione più ampia e naturale.

Dalla lista di link in SERP alle risposte generate dall’AI

A cambiare non è soltanto ciò che scriviamo nella barra di ricerca. Sta cambiando anche il modo in cui riceviamo le informazioni.

Nel modello tradizionale, il motore di ricerca restituisce una SERP composta da diversi risultati. L’utente sceglie quali pagine visitare, legge i contenuti e mette insieme le informazioni necessarie per trovare una risposta.

La ricerca generativa introduce un passaggio ulteriore: l’intelligenza artificiale può elaborare informazioni provenienti da più fonti e presentare direttamente una risposta sintetica, offrendo allo stesso tempo la possibilità di approfondire.

I risultati di ricerca, quindi, non sono più necessariamente soltanto una lista di link. In alcuni casi diventano risposte costruite intorno alla domanda dell’utente.

Questo non significa che i siti web e i motori di ricerca tradizionali stiano scomparendo. Al contrario, la trasformazione sta avvenendo anche all’interno dei motori di ricerca stessi.

Google AI Overview: le risposte AI entrano nei risultati di ricerca

Google AI Overview è uno degli esempi più evidenti di questa evoluzione.

Per determinate ricerche, Google può mostrare direttamente nella pagina dei risultati una panoramica generata attraverso l’intelligenza artificiale, accompagnata da link che permettono all’utente di approfondire le informazioni.

In questo modo, prima ancora di aprire un risultato organico, l’utente può ottenere una prima sintesi dell’argomento che sta cercando.

Il cambiamento è significativo perché modifica il tradizionale percorso tra ricerca e sito web:

  • l’utente formula una domanda;
  • Google può mostrare una risposta sintetizzata dall’AI;
  • le fonti presenti nella risposta permettono di approfondire;
  • l’utente può decidere quali siti consultare per ottenere maggiori informazioni.

I contenuti online continuano quindi ad avere un ruolo centrale, ma possono diventare non soltanto risultati da cliccare, bensì anche fonti utilizzate per costruire e approfondire una risposta.

Google AI Mode: la ricerca diventa sempre più conversazionale

Se Google AI Overview porta le risposte generate dall’intelligenza artificiale all’interno della SERP, Google AI Mode spinge la ricerca ancora più verso un’esperienza conversazionale.

L’utente può formulare domande complesse, approfondire un argomento attraverso richieste successive e mantenere il contesto della ricerca mentre esplora nuove informazioni.

Una richiesta articolata può inoltre coinvolgere diversi aspetti dello stesso argomento. Il sistema può analizzarli separatamente e riunire le informazioni in una risposta più completa.

La differenza rispetto alla ricerca tradizionale diventa quindi evidente: non si tratta più soltanto di inserire una query e scegliere un risultato, ma di sviluppare progressivamente una ricerca attraverso un’interazione.

Il confine tra motore di ricerca e assistente AI diventa così sempre meno netto.

ChatGPT, Gemini e Perplexity AI: cercare informazioni oltre la SERP tradizionale

Parallelamente all’evoluzione di Google, si stanno diffondendo strumenti basati su un’interfaccia conversazionale che vengono utilizzati anche per cercare informazioni online.

ChatGPT, Gemini e Perplexity AI, pur con caratteristiche e modalità di funzionamento differenti, permettono di partire da una domanda espressa in linguaggio naturale e proseguire attraverso richieste successive.

L’utente può utilizzarli, ad esempio, per:

  • cercare informazioni su un determinato argomento;
  • ottenere una prima sintesi;
  • confrontare diverse alternative;
  • approfondire un aspetto specifico;
  • consultare le fonti disponibili quando presenti.

Perplexity AI, ad esempio, basa fortemente la propria esperienza sulla ricerca e sulla sintesi delle informazioni provenienti dal web, mostrando le fonti utilizzate per costruire la risposta.

Si moltiplicano quindi i possibili punti di accesso all’informazione. Una ricerca può iniziare su Google, continuare attraverso AI Mode oppure essere effettuata direttamente tramite uno strumento conversazionale.

Più che assistere alla scomparsa della ricerca online, stiamo assistendo alla sua evoluzione e frammentazione tra esperienze differenti.

La ricerca diventa conversazionale, contestuale e multimodale

La ricerca conversazionale introduce un altro cambiamento importante: il contesto.

Nella ricerca tradizionale siamo abituati a formulare query relativamente autonome. Con gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, invece, una nuova domanda può partire dalle informazioni già emerse nella conversazione.

Potremmo chiedere, ad esempio: “Quale notebook è più adatto a un graphic designer?” e continuare subito dopo con:

  • “Tra quelli che hai indicato, quali costano meno di 1.500 euro?”
  • “Quale ha la batteria migliore?”
  • “Confrontami i primi tre.”

Non è necessario specificare nuovamente ogni dettaglio: il contesto diventa parte della ricerca.

A questo si aggiunge la multimodalità. La ricerca può partire non soltanto dal testo, ma anche da immagini, voce e altri contenuti. Cercare informazioni diventa quindi un processo sempre meno legato alla semplice digitazione di una keyword.

I motori di ricerca tradizionali stanno scomparendo?

No, almeno non nel senso in cui potremmo pensare.

Interpretare il cambiamento come una sfida tra “Google e intelligenza artificiale” rischia infatti di semplificare troppo quello che sta accadendo.

Google stesso sta integrando l’intelligenza artificiale nella propria esperienza di ricerca attraverso strumenti come Google AI Overview e Google AI Mode. Allo stesso tempo, piattaforme nate come assistenti AI stanno introducendo funzionalità sempre più legate alla ricerca sul web.

Stiamo quindi passando da un modello prevalentemente basato sul “cercare e scegliere un risultato” a uno nel quale possiamo anche “chiedere, ricevere una sintesi, approfondire e continuare la conversazione”.

Le diverse modalità continueranno probabilmente a convivere. Per alcune esigenze vorremo raggiungere direttamente un sito; per altre sarà sufficiente una risposta sintetica; per ricerche più complesse potremo alternare motori di ricerca, strumenti AI e fonti originali.

Cosa cambia per la visibilità online delle aziende?

Se cambia il comportamento delle persone, cambia inevitabilmente anche il modo in cui le aziende devono pensare alla propria visibilità online.

Essere presenti nei risultati di ricerca rimane fondamentale, ma la domanda non può essere più soltanto: “In quale posizione siamo su Google per questa keyword?”

Diventa importante chiedersi anche:

  • il nostro contenuto risponde realmente alle domande degli utenti?
  • le informazioni sono chiare, aggiornate e facilmente comprensibili?
  • il contenuto affronta un argomento in maniera sufficientemente completa?
  • il nostro sito comunica chiaramente competenze, prodotti e servizi?
  • il nostro brand può essere riconosciuto come una fonte pertinente e autorevole?

La visibilità digitale tende quindi ad andare oltre il semplice posizionamento di una pagina. Un contenuto può essere scoperto attraverso un risultato organico, citato o utilizzato come fonte all’interno di un’esperienza generativa oppure raggiunto durante un approfondimento successivo dell’utente.

SEO e GEO: come cambia l’ottimizzazione dei contenuti

È in questo scenario che, accanto alla SEO, sta crescendo l’attenzione verso la GEO (Generative Engine Optimization).

Non significa che la SEO sia destinata a essere sostituita. Al contrario, molti dei suoi principi continuano a essere fondamentali: qualità dei contenuti, struttura delle informazioni, autorevolezza, accessibilità tecnica, link interni e capacità di soddisfare l’intento di ricerca.

La GEO amplia questo ragionamento considerando anche gli ambienti di ricerca generativa, nei quali diventa importante produrre contenuti chiari, ben organizzati, contestualizzati e supportati da informazioni affidabili.

Per le aziende significa lavorare su contenuti capaci di:

  • rispondere in maniera chiara a domande e bisogni reali;
  • affrontare gli argomenti con sufficiente profondità;
  • organizzare le informazioni attraverso titoli e sezioni facilmente comprensibili;
  • fornire dati, esempi e informazioni verificabili;
  • rafforzare nel tempo autorevolezza e riconoscibilità del brand.

SEO e GEO non vanno quindi considerate come due strategie contrapposte, ma come parti di una stessa evoluzione: rendere un contenuto facilmente individuabile, comprensibile e utile sia per le persone sia per i sistemi che organizzano e restituiscono le informazioni.

Il futuro della ricerca online è già iniziato

La ricerca online non sta semplicemente cambiando interfaccia. Sta cambiando il rapporto tra utente, domanda, motore di ricerca e contenuto.

Prima formulavamo una keyword e cercavamo la risposta tra diversi risultati. Oggi possiamo descrivere un problema, aggiungere contesto, ottenere una sintesi, fare una seconda domanda e approfondire attraverso le fonti disponibili.

La distinzione tra ricerca tradizionale, AI Search e assistenti conversazionali potrebbe quindi diventare sempre meno evidente.

Per le aziende, essere ben posizionate sui motori di ricerca continuerà a essere importante, ma il concetto stesso di visibilità digitale si sta ampliando.

La vera sfida sarà riuscire a essere presenti nel momento in cui nasce una domanda, indipendentemente dal fatto che l’utente cerchi la risposta attraverso una SERP, un AI Overview, AI Mode o uno strumento di ricerca generativa.

La tua azienda è pronta per la nuova ricerca online?

La SEO non sta scomparendo: si sta evolvendo insieme al modo in cui le persone cercano informazioni.

Oggi costruire una presenza digitale efficace significa unire strategia SEO, contenuti di qualità e attenzione alle nuove modalità con cui motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale organizzano e restituiscono le informazioni.

FAQ sulla ricerca online e l’intelligenza artificiale

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